martedì, 12 giugno 2007

Route 77. Cinema e dintorni di Aa Vv (Cineteca del comune di Bologna)

route77

 

 

 

 

 

IL LIBRO

Numero speciale di "Cineteca", rivista curata dalla cineteca del Comune di Bologna, dedicata alle produzioni cinematografiche del movimento e alle espressioni  culturali del '77.
Route dall'inglese vuol dire "via, percorso, strada, linea, tragitto, iter, itinerario". La si può fare avanti e indietro, senza toccare gli estrem, ma anche dentro e fuori, in pista e fuori pista. Route 77 è poi una doppia citazione carpiata: la route One del Kramer del "movement" e la Route 66 cantata da Bob Dylan, menestrello di tutti i movimenti. Quel che si è immaginato, infatti, è una sorta di "on the road" cinematografico libero e aperto a tutte le forme e le figure del '77, tra indiani metropolitani, katanga, femministe, autonomi, operaisti, manifestanti, comunardi, creativi. Una esclusiva di NdA da non perdere, con saggi di G. Bertolucci, V. Boarini, S. Corbucci, U. Eco, O. Del Buono, G. Fofi, C. Freccero, M. Sinibaldi, M. Philopat, F. Scozzari, T. Sanguineti, D. Zonta e tanti altri, con foto e filmografia critica.


INDICE COMPLETO:
Route 77. Istruzioni per l’uso
Giuseppe BERTOLUCCI: Questa non è una pipa
Vittorio BOARINI: La commissione cinema nella bufera del 77
Sergio CORBUCCI: Sofia, l’aeroporto, i finanzieri
Tano D’AMICO con Dario Zonta: Fotografie dal Settantasette
Oreste DEL BUONO: L’intervista
Umberto ECO: Una foto
Alberto FARASSINO: “L’immagine sono io” dice il nuovo cinema militante
Contro i film vietati ai minori di 2500 lire
Goffredo FOFI: Il settantasette delle arti
Carlo FRECCERO: Duemilasette
Gian Carlo FUSCO: I chierichetti
Alberto GRIFI: Annamaria Licciardello, Sul cinema di Alberto Grifi
Alberto Grifi, Il festival del proletariato giovanile al Parco Lambro
Goffredo Fofi incontra Alberto Grifi, Al tempo delle avanguardie
Sandro Rulli e Stefano Petraglia, Filmare la vita?
Marco Lorenzin, Un’installazione video sul festival del Parco Lambro
Alessandro LEOGRANDE, Marino SINIBALDI e Paolo HUTTER: Piazze, privato, radio e movimento
Alessandro LEOGRANDE: Radio Alice, buongiorno… Un brano di Alice è il diavolo
Guido LOMBARDI, Anna LAJOLO: Perché il video
Mario MIELI: Amor che a nullo amato amar perdona. Io sono una grande finocchiona
Enrico PALANDRI: Le due quarte di Boccalone
Marco PHILOPAT: Gli zombie del 77
Paolo ROSA: La memoria annodata e il manifesto della Fabbrica di Comunicazione
Tatti SANGUINETI: 1997. Ricordi e pensieri confusi ad archivio impacchettato
Off e Club: E a Bologna si è scoperta la parodia
Sergio SAVIANE: Mistero buffo, Dario Fo e la tivù del 77
Filippo SCOZZARI: Scozz… Florilegio di brani da Prima pagare. Poi ricordare
Concetto VECCHIO con Emiliano Morreale: Le Ali di piombo del 77
Dario ZONTA: Trenta più sette
I film - A cura di Gualtiero De Marinis

postato da: maxroccaforte alle ore 23:04 | Permalink | commenti (6)
categoria:
martedì, 12 giugno 2007

Insurrezione di Paolo Pozzi (Derive Approdi)

insurrezione

 

 

 

 

 

IL LIBRO:
«Questa è una storia degli anni Settanta. Allora c’era un movimento fatto di donne e uomini che pensavano di cambiare il mondo. In modo radicale. Con una rivoluzione. Quelle donne e quegli uomini pensavano che cambiarlo potesse anche essere divertente. Anzi o era divertente o non valeva la pena. Tutto e subito. Non si poteva rimandare nulla a dopo.
La parte più radicale di quel movimento erano gli autonomi.
Poi quel movimento è stato preso in una morsa ed è rimasto stritolato. Molti si sono fermati o sono stati fermati. Molti dal movimento sono passati alle formazioni armate. Molti hanno pensato che l’unica giustizia era quella proletaria. Alcuni, non pochi, si sono pentiti, cioè sono diventati delatori.
È quindi anche una storia terribile. È una storia fatta di vivi, morti e morti ammazzati. È una storia dolorosa per il dolore arrecato e sofferto.
È una storia che narra di giovani. Io ora sono un uomo che va verso i sessanta. Ma mi rivedo giovane e penso: ce l’hanno fatta pagare ma ci siamo divertiti un casino.
Questa storia comincio a scriverla nel carcere speciale di Fossombrone nel 1982. Quaderno e matita.
Poi il quaderno me lo porto a Rebibbia, dove vengo trasferito.
Francone mi presta la sua Olivetti Lettera 22 e io ricomincio da capo. Il patto è chiaro: tutti i giorni lui vuol leggere e dare il suo giudizio: Hemingway, passabile, fa cagare. I “fa cagare” vengono subito strappati in faccia all’autore.
Il lavoro si rallenta di molto durante le udienze del processo. La scrittura langue. Nell’estate dell’84 ci dò la botta finale. Ma mi liberano e il legame con il mio spietato critico cessa. Il dattiloscritto me lo porto a Milano nei sacchi neri della spazzatura che raccolgono i miei effetti personali. Pubblicarlo? E da chi?
Poi Francone esce anche lui. Una sera di quindici anni fa mi porta a casa Sergio, detto Sergino perché ai tempi dell’autonomia era quasi un bambino. Sergio dice: mi piace un casino, siamo proprio noi.
Piano piano comincia a pubblicare singoli capitoli della storia su riviste, libri ecc. Poi l’anno scorso si fa vivo. E mi dice: pubblichiamo tutto. Io dico di sì. Eccola qua».

postato da: maxroccaforte alle ore 22:35 | Permalink | commenti (1)
categoria: